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BENVENUTA / BENVENUTO!

Indicherò per brevità con P+ la Passività Positiva, qui presentata come

una condizione di benessere
ed equilibrio psicofisico
che definiremo
sospensione.

Avvicinandosi alla complessità e, nello stesso tempo, alla grande semplicità della condizione P+, il lettore potrà farsi un’idea sufficientemente chiara del che cosa si intenda per essa e, soprattutto, del come trarne vantaggio nella vita di tutti i giorni.

Questo tentativo di descrivere qualche cosa che non si vede come la P+, è costituito da un insieme eterogeneo di frammenti, di riflessi, di luccichii, come succede quando, entrati all’interno di una cattedrale particolarmente buia, un raggio di sole che colpisce una vetrata moltiplica gli abbagli facendoci dimenticare l’oscurità che sta intorno.

Per mantenere la metafora della luce, si tratta di un tentativo che prende in considerazione faville provenienti dalla psicologia, dalla poesia e dalla vita quotidiana, quella che incarna religioni, filosofie, dottrine socio economiche di macro e microsistemi.

La parola chiave che sostiene tutto il concetto della P+ è “sospensione”.
È ancora il raggio di luce che illumina silenziosamente, provocando riverberi di diversi colori.
Così la sospensione come chiave di volta si riflette sulla persona come sospensione

  • del giudizio
  • della comunicazione in / out
  • dell’azione / ricezione
  • dei ruoli e delle funzioni

è, inoltre,
sospensione

  • del pensiero volitivo: la mente riposa
  • del tempo
  • del tutto tranne del qui ed ora: non mi interessa andare altrove
  • del movimento: mi fermo e ascolto
  • dello sforzo: tutto si manifesta e realizza naturalmente
  • della ricerca del perché. Le domande a!orano spontaneamente
  • della ricerca delle risposte. Le risposte affiorano spontaneamente
  • della concatenazione causale: non solo processi tipici del causa-e”etto. Le esperienze possono essere viste attraverso #ltri diversi dal proprio stile ognitivo.

N.B. è chiaro che queste sospensioni non avvengono tutte contemporaneamente e in modo totale. L’una o l’altra, o entrambe in associazione, si installano parzialmente producendo una gradevole sensazione di leggero benessere diffuso, la P+, appunto!
Sospensione che mi gusto vedendo me stesso dall’esterno. Una sospensione serena.

L’Io o il Sé, come vogliamo chiamarlo, è attivo:

si guarda mentre opera
è un Sé attento a se stesso:
io rifletto mentre rifletto
io sento mentre sento
mi vedo mentre vedo.
È un Sé attivo per se stesso,
è un Sé dentro se stesso.

sospensione del giudizio nei confronti dell’esterno. Prendi al volo l’occasione: di quale sospensione hai bisogno?

Disattenzione nei confronti del mondo esterno
Interrompere tutte le trasmissioni
Sospendere i contatti
Ignorare il fisico al di fuori di me
Fare il vuoto di sensazioni
Fare il vuoto di emozioni

Per qualche minuto prova ad immaginarti nelle condizioni appena presentate. Bastano un’immagine collegata a ciascuna condizione o anche un filmato, a seconda delle tue preferenze.

 

Appunti-spunti. Riflessioni per non dimenticarsi…

 

PRIMI SPUNTI PER UN’IDEA DI PASSIVITÀ POSITIVA

Se consideriamo il giorno e la notte, se sono presenti sia il bene che il male, se esistono il caldo e il freddo, se esistono l’attività e la passività, è evidente anche come per qualsiasi elemento si possano individuare sia aspetti negativi che aspetti positivi.
Anche nel caso della passività dovrebbe essere possibile rintracciare delle funzioni positive, oltre a quelle ben note negative, in grado di portare benessere alla persona.

Ma sarà proprio vero che è solo l’Attività a reggere il mondo? Solo il fare è importante? Non sarà piuttosto un certo equilibrio fra attività e passività a produrre condizioni di benessere nell’uomo?

Siamo tutti stanchi di correre, di affannarci, di non avere un momento per noi stessi.

Desideriamo rallentare per poter godere di ciò che abbiamo e che siamo.

Aspettiamo weekend, ferie, ponti e vacanze per mettere finalmente la parola stop a questa continua corsa dentro al tempo e contro il tempo.

Dentro di noi, spesso, ci troviamo a pensare: “Sono stanco, voglio stare tutto il giorno là, al sole, senza pensare, senza occuparmi di nulla.”

Ciò che si propone in questi spunti di Passività Positiva non è il “dolce far niente” di chi ha faticato per 11 mesi e mezzo ed ora decide di staccare la spina per quindici giorni.

La P+ la si può applicare ogni giorno, più volte al giorno. Ciò non per impedire di arrivare stremati alle vacanze, ma per rendere anche possibile godersele dal primo all’ultimo istante.
E la qualità della vita mentre passiamo i giorni indaffarati appresso alla nostra routine? Un’ottima qualità se alterneremo spesso, ai momenti di attività, delle pause di P+. Si sa che l’alternanza genera equilibrio.

 

LA PASSIVITÀ POSITIVA ESISTE: È DAVANTI AI NOSTRI OCCHI

Pinacoteca umana: immagini da immaginare. La P+ assomiglia molto a:

Sono un bambino e sto dormendo profondamente
Sono disteso al sole
Sono sotto la doccia e mi rilasso
Sono in una vasca colma d’acqua piacevolmente calda e profumata
Sono un passeggero mentre qualcuno guida l’auto con sicurezza
Tranquillo mentre scendo in ascensore
In treno o in autobus mentre sto tornando dal lavoro
Ho appena superato un esame o una prova importante
Mi prendo ancora cinque minuti sotto le coperte in una fredda mattina d’inverno
Mi lascio lambire dall’acqua sul bagnasciuga
Metto i piedi in acqua tiepida dopo una camminata
Ho appena finito di leggere un libro
Mi fermo finalmente dopo aver guidato per ore

 

I BAMBINI E LA PASSIVITÀ POSITIVA

Forse non bisogna cercare la P+ in un percorso speciale:
ogni
bambino
ha certamente vissuto
l’esperienza
della P+.
Non ne sarà consapevole, ma avrà sicuramente sperimentato la P+.
Per quale naturale motivo si realizza la P+, se non intenzionalmente voluta?
Fra le varie funzioni della P+ nella formazione del bambino (ma anche nelle altre fasi della vita) è importante quella dello
“stop al riempimento”.
Dalla nascita in poi, il bimbo riceve dalla madre non solo cibo ma anche tante coccole, stimolazioni sensoriali, informazioni ed altro ancora. È evidente che, se l’imbuto è stato riempito di attenzioni fino all’orlo, sarà necessaria un’interruzione del flusso per poter consentire a tutto il materiale versato di transitare attraverso la parte più stretta ed essere ricevuto dal bambino.
Ora, due sono i casi: o chi riempie si ferma e lascia che il materiale transiti o è il bambino che smette di ricevere (addormentandosi, piangendo, girandosi dall’altra parte).
In questo la P+ è una condizione indispensabile per riuscire a sfruttare al meglio ciò di cui si dispone.
Se non ci fosse lo “stop al riempimento”, il bambino non potrebbe fruire di ciò che gli giunge amorevolmente dall’esterno.
Alcuni esempi di P+ naturale per il bambino?
Terminato un gioco
Terminato un compito faticoso
Terminata una giornata
Canticchiando mentre fa la cacca
Dentro a una vasca piena d’acqua tiepida

 

PASSIVITÀ POSITIVA: ALTRE IMMAGINI DA IMMAGINARE

Un tronco che galleggia sulla superficie di un lago
Una pietra al sole
L’acqua di una cascata
Un sasso che va lentamente in fondo ad un lago
Un pezzo di carta su una superficie d’acqua
La pioggia che cade
Un letto sfatto
La pasta del pane che lievita
Un bicchiere colmo d’acqua
Una giostra ferma
Un gatto che dorme
L’alone dell’alito su un vetro
Una boa in mezzo al mare calmo
Ricevere un messaggio sussurrato

 

DALLA PASSIVITÀ NEGATIVA ALLA PASSIVITÀ POSITIVA

Vedremo che è possibile far scattare in modo consapevole e volontario quel “clic” che fa passare dalla condizione di rinuncia – negativa, alla condizione di sospensione – positiva.

Premessa: tutto il lavoro che stiamo svolgendo è dedicato alle persone che stanno bene o… comunque, con un po’ di nevrosi che, al giorno d’oggi, non sono di difetto a nessuno, inseriti come siamo in meccanismi veloci di produzione e di profitto. Si consiglia, invece, alla persona depressa o che da tanto tempo si sente passiva-negativa, di rivolgersi al suo medico per essere consigliata e aiutata.
Certo, le considerazioni che stiamo facendo in questa sede la potranno aiutare, ma per un tipo di problema che influenza negativamente la vita delle persone, al punto ad esempio di impedire loro di svolgere efficacemente il proprio lavoro, c’è la necessità di una consulenza medica ed eventualmente di una psicoterapia di chiarificazione e sostegno.

 

DALL’IPERATTIVITÀ NEGATIVA ALLA PASSIVITÀ POSITIVA

Correre, correre, correre.
Fare, fare, fare.
Spingere, accelerare, dimostrare…
Comprare per apparire.
Avere per essere.
Correre per dimostrare.
Sforzarsi sempre, perché… chi si ferma è perduto!

Queste sono le condizioni nelle quali veniamo calati dal momento in cui veniamo al mondo in questo particolare periodo storico.
Inoltre, tutti ci lamentiamo per la crescente violenza nelle nostre città e per la mancanza di valori.
Ma quali sono questi valori di cui si sente tanto la mancanza e, soprattutto, che funzione avevano? Perché funzionavano?
Funzionavano perché toccavano il cuore: amicizia, ospitalità, coerenza, costanza, rispetto, scaturivano dal cuore di qualcuno e arrivavano al cuore di qualcun altro che li accoglieva, e questo qualcun altro rimandava a sua volta un messaggio buono di ritorno e, così, si alimentava un circuito virtuoso.
E qual è la funzione ultima del fare, fare, fare? Non è forse sentire, provare qualche cosa sulla base di uno stimolo che viene dall’esterno?
Ma perché c’è bisogno della consolazione esterna? Perché è stata interrotta la comunicazione col dentro di Sé, con il vero Io, quello ancora non rapinato dal fare e dal 25 guadagnare per Essere!

L’Essere è già dentro ciascuno di noi e vale, vale moltissimo.
Basta fermarsi ad ascoltarlo.

Ed è un Essere, in grado di riscaldare quanto una TV nuova, una moto nuova, un amore nuovo?
Certamente! È in grado di riscaldare molto di più di ogni altra cosa.
E inoltre ha una caratteristica che tutti gli altri beni non possiedono: non può esserci sottratto da nessuno, proprio da nessuno.
Senza la percezione di questo Essere, io vengo, naturalmente rapinato.
Quando, invece, percepisco che questo Essere c’è ed è sano, che è pronto a darmi una mano, scopro che è là da sempre e che, comunque vadano le cose, nessuno me lo potrà sottrarre: impossibile farlo sparire.
Questo sentire mi mette al riparo dal mercato e dalla cultura del momento.
“Io sono Io” si può sostanziare e mantenere solo se c’è questo contatto con il dentro di Sé.

 

Ti è mai capitato di cogliere questo Sé, in modo inaspettato, in alcune situazioni? Eri da qualche parte? Come stavi? Che cos’era successo o stava accadendo? E che cosa hai avvertito in quel momento di intimità con te stesso? È vero che è stato un buon consigliere e che non era interessato ad altro, se non proprio a te?

 

Perché è negativa l’iperattività?

Innanzitutto perché muoversi in continuazione impedisce di gustarsi il frutto dello sforzo e inoltre, di poter eventualmente cambiare direzione riprogrammandosi.

  • Negativa anche perché non consente quel respiro che è necessario per una condizione di equilibrio, ovvero di alternanza fra attività e passività, alternanza che sola conduce al benessere.
  • Negativa inoltre perché non lascia spazio sufficiente agli altri aspetti della persona che si possono riferire all’Essere e al Sapere.

Se mi concentro unicamente sull’azione, che ne sarà del mio Essere? Deriverà con ogni probabilità da quel Fare. E il Sapere? Chi curerà il Sapere in modo efficace, tale da generare nuovi strumenti di conoscenza e di azione?
Se non lascio spazio a questi aspetti, sarò costretto a lavorare, fare, faticare perché non saprò fare (Essere?) altro.
E in questo senso non sarò un uomo libero, ovvero in grado di scegliere.

 

SE L’IPERATTIVITÀ FOSSE UN MODO PER NON STARE IN UNA CONDIZIONE DEPRESSIVA?

Spesso, per non subire una condizione psicofisica di tipo “down”, ci si aggrappa al primo treno che passa e si va in una qualche direzione. In questa condizione c’è anche una certa probabilità di andare in una direzione che non abbiamo scelto noi.
Procediamo, poi, saltando da un treno all’altro pur di continuare ad andare.
Forse non ci ricordiamo nemmeno – da – dove – veniamo, da che cosa stiamo fuggendo, e altrettanto poco chiaro è verso – dove – stiamo – andando.
Per ora, ci diciamo consolandoci e giustificandoci: l’importante è andare, fare, correre, sforzarsi… poi si vedrà.
Quando andrò in pensione mi dedicherò a fare tutto quello che mi piace. Nel mentre, continuo comunque a correre, ad andare senza nemmeno sapere dove mi porteranno questo treno, il prossimo e quello successivo.

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